Wednesday, 24 September 2014

Law of Large Numbers (Pt.1)

ITA:
Ciao a tutti, oh NUMEROSISSIMI followers.
Ho deciso di interrompere questo lungo silenzio per iniziare una nuova rubrica: "La legge dei grandi numeri".
In questa divertentissima rubrica cercherò di racchiudere tutti gli incontri che, ultimamente, mi capita di avere con strane persone sui mezzi pubblici.
Ho deciso di iniziare proprio oggi perché, ieri, tornando a casa da Elephant and Castle mi è sembrato di avere una calamita che attrae le persone strane.

In questo primo episodio racconterò proprio gli incontri di ieri;
Partirò con la signora araba, a Camden.
Scena: io che mi faccio i facciacci miei, aspettando i LUNGHISSIMI 4 minuti di attesa; signora con hijab seduta alla fermata che cerca di attrarre la mia attenzione mentre io nella mia testa canticchio una canzone.
"Sorry, do you know what oregano is?" (non la traduco, dai.)
"Yeah, sure" rispondo interdetta, "it's a kind of herb..."
"oh, really?!?"
"yeah"
"are you Italian?" mi chiede.
"Yeah, I am"
"How long have you been here?"
"A year" rispondo, pensando che "machecazzotenefregasarannocazzimia"
"Which city?"
"Rome!"
"aaaaaaaah.... SEI ROMANA!"
"sì, sono romana"
Ringraziando Dio, arriva l'autobus. Indovinate? Sì, era anche il suo.
"Prendi questo?" improvvisamente la signora parla italiano meglio di Dante.
"Eh, sì" rispondo affranta.
La faccio salire prima di me, mi ringrazia e si siede.

Io mi siedo lontana da lei.

Di ritorno, a parte un questionario sul servizio dei bus che mi viene fornito da un omino TFL appena salgo sull'autobus, arrivo a Holborn, scendo e mi trovo un signore che apre una bottiglia di birra con una chiave USB. Tempo di controllare sul mio telefono il prossimo bus e i tempi di attesa e vedo lo stesso signore bere l'ultima goccia della suddetta birra.
Gli inglesi hanno un'aspirapolvere al posto della bocca.
Arriva il mio bus e finalmente sono felice di poter arrivare a casa.
Poco dopo sale un signore anziano che decide che il posto vuoto accanto a me non doveva rimanere tale.
Mentre, con passo felino, si avvicina alla poltrona l'autista decide di sgasare manco guidasse una Ferrari e il suddetto signore capitombola rovinosamente addosso a me.
Cerco di sorreggerlo e lo aiuto a sedersi. Non mi ringrazia. "La prossima volta caschi" penso, sorridendogli.
Decide che i due posti, calibrati su culi obesi, non erano abbastanza grandi per stare seduti entrambi comodamente e passa il resto del viaggio spalmato addosso a me (Come se lasciarmi un livido sul gomito non fosse stato abbastanza).
Quando libero il mio braccio destro dal suo peso per prenotare la fermata, ha anche la faccia tosta di guardarmi male.
Scendo. Torno a casa. Salgo le scale e ringrazio il cielo che la giornata è finita.

In una città di 9 milioni di abitanti, gli strani non sono pochi. La legge dei grandi numeri è contro di me. Questa rubrica andrà avanti per lungo, lungo tempo.

Nel prossimo appuntamento vi racconterò fatti passati o, chissà, qualche nuovo incontro con la popolazione londinese.

PS: Mamma, so che lo leggerai. Grazie per la Multipla, grazie davvero. Non è che riuscite a spedirmela?

ENG:

Hello to each and everyone of my NUMEROUS followers!
I decided it was time to interrupt my long lasting silence to start a new column called: 'The law of large numbers'.
In this extremely funny column I will narrate everything about the encounters I am lately having with weirdos on the public transport.
I have decided to start today as yesterday, coming home from Elephant and Castle, I felt like I was a weirdo-magnet.
This first episode is about yesterday:

Let's start with the Arab woman in Camden.
Scene: Me, minding my own business, waiting for FOUR MINUTES for my bus; hijab-wearing lady, sitting on the bus stop's bench trying to talk to me while I was singing a song in my head.
'Sorry, do you know what oregano is?' she asks.
'Yeah, sure' I reply, astonished. 'it's a kind of herb' I add.
'oh, really?!?'
'yeah'
'are you Italian?' she asks.
'Yeah, I am' I reply.
'How long have you been here?'
'A year' I reply, thinking to myself 'it's my own fucking business, isn't it?'
'Which city?'
'Rome!'
'aaaaaaaah.... SEI ROMANA!' ('aaaah.... you're Roman!')
'sì, sono romana' (yes I am Roman)
As a godsend blessing, I see the 168. Guess what? She was taking the same bus.
'Prendi questo?' ('are you taking this?') she asks. Suddenly she speaks better than Dante.
'Eh, sì' (yeah) I reply, demoralized.
I let her go on before me, she thanks me, sits down.
I sit down far from her.

Going home, a part from filling up a customer evaluation of the bus services in London, I get to Holborn, I get off and see a gentleman opening a beer with a USB key.
While I check the bus waiting times on my phone, I look at the man again. He had already finished his beer.
Jesus, they're vacuums not people.
I see my bus, I jump on and sit down.
After a while an elderly man decides the empty seat next to me wasn't ok like that.
He walks towards it as fast as he can but the driver decides it's time for driving like you have a double-decked Ferrari.
The poor man falls right on me, I try and help him out, I manage. He does not say 'thank you'
'Fuck you' I think 'next time just fall down' and I smile at him.
Then he decides that the two seats, thought for massive obese asses, weren't enough for me and him so he spends the rest of the trip squashing me against the window (as if the bruise he left on my elbow wasn't enough)
When I free my arm to ring the bus bell, he has the nerve of looking at me like I did something extremely wrong.
I get off. I get home. I get to my room and thank a God I don't believe in that the day is done.

In a city of 9 million people, there are a lot of weirdos. The law of Large Numbers is against me.This will be a long lasting blog column.


Monday, 7 July 2014

Tiriamo le somme

Giunti alla fine di quasi un anno di vita a Londra, ho pensato potesse essere cosa buona e giusta tirare le somme e analizzare in maniera semi-razionale i mesi passati qui.
Tanto per cominciare, il trasferimento non è stato semplice come me lo aspettavo e, spesso, lo stress mi ha giocato brutti scherzi.
Però, in qualche modo, i primi mesi sono passati in maniera quasi del tutto indolore, cambiandomi e facendomi crescere e diventare la persona che ora sono.
Durante il percorso, ovviamente, tante cose sono cambiate... a partire da me. Dopo questi 10 mesi posso affermare di essere più matura, più fiduciosa e con qualche insicurezza in meno. Una città come Londra ti cambia, ti fa crescere, ti fa sbattere la testa contro la dura realtà delle cose.
Non è solo la città a farlo, però.
Gran parte della nostra vita non è vissuta in solitaria, fortunatamente. Ci sono gli amici.
Sono loro che devo ringraziare ripetutamente, soprattutto perché magari ogni tanto non riesco ad esprimere faccia a faccia quello che sento dentro.
In questo post ringrazierò solo italiani perché... beh... perché sono le persone che mi sono state più vicine in generale. E sono le persone che mi sento di chiamare "amici".

“Un amico è colui al quale puoi rivelare i contenuti del tuo cuore, ogni grano e granello, sapendo che le mani piu’ gentili li passeranno al setaccio e che solo le cose di valore verrano conservate, tutto il resto verrà scartato con un soffio gentile” (proverbio arabo)

Federica: mia Minion ed ex-compagna di università che, in questi mesi, mi ha dato conferma del motivo per cui dai primi giorni di lezione abbiamo legato. Con le uscite a Liverpool Street (Dirty Dicks!) mi ha fatta sentire subito accettata in una città non mia (non ancora).

Valentina: mi ha spronata ad uscire, conoscere, farmi meno complessi e soprattutto ad accettare ciò che mi capita, sempre con un sorriso.

Silvia: compagna di università ma, soprattutto, di lamentele sugli inglesi e i loro strani modi di fare. Compagna di Trados e di disavventure. Siamo sempre riuscite a stemperare le difficoltà con una risata.

Francesca: una sorella perduta, siamo così simili e nel frattempo così diverse. I sabato pomeriggio a giocare a carte, le cattiverie dette insieme, le partite dell'Italia... futura flatmate?

Gloria: compagna di pallavolo ritrovata, abbiamo condiviso gioie e, soprattutto, DOLORI del campionato londinese. Mi ha su(o)pportata nelle mie lamentele panchinare.

Cristina: compagna di passeggiate e scorpacciate arabe. Sei milanese, ma possiamo lavorarci :p

Mayra: giunta da poco e già parte del mio cuore. Compagna di cene e chiacchiere sceme

Donatella: come LA Cri hai il difettuccio di essere milanese, ma mi hai dato tanto, tantissimo. E manchi davvero tanto. I nostri pomeriggi al parco a rincorrere Irene e Fiorella rimangono impressi nella mia memoria, mia Cotolètta.

Ora mi sento di dover ringraziare gli italiani, quelli in Italia, che hanno sopportato le mie assenze e i miei impegni in questo anno:

“Un amico lontano è a volte più vicino di qualcuno a portata di mano. E’ vero o no che la montagna ispira più reverenza e appare più chiara al viandante della valle che non all’abitante delle sue pendici ?” (Khalil Gibran)

Elena: che mi ha capita, confortata e mandata a quel paese quando serviva.

Michela: la mia cuppa, compagna di malattie mentali e innamoramenti londinesi.

Veronica: che ama Londra quasi quanto me e che ne parlerebbe per ore

Alessio: che si è sopportato anche le mie lamentele a Madrid dopo che gli ho pure portato la pioggia

Giggio: con cui ho condiviso (soprattutto su facebook) un sacco di cazzate, ma che pur non conoscendomi bene, mi è stato vicino per un brutto momento della mia permanenza

Andrea: ci siamo aiutati in un momento difficile. Ci sei da anni. E da settembre si ricomincia qui

Nicola&Das:mamma e papà adottivi, in Italia.

Gisella: che ora non è più in Italia ma che vedrò domani e a cui dirò quanto è importante che lei sia nella mia vita da ben 13 anni. (Dio,eravamo nane quando ci siamo conosciute.)

E se gli amici sono la famiglia che ti scegli, io mi sento in dovere di ringraziare, last but not least, la mia famiglia vera, quella di matti scocciati.: coloro che hanno reso tutto questo possibile, quelli che non hanno "mai" detto no ad una mia idea, che mi hanno supportata (economicamente e non) e aiutata sotto ogni aspetto. E' anche merito loro se io sono la persona che sono e, devo ammettere, che ogni tanto mi manca essere svegliata dalle loro voci angeliche... Ci vediamo presto!

“L’amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perché dà ricchezza, emozioni, complicità e perché è assolutamente gratuita. Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si puo’ camminare accanto e crescere insieme pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi due, centinaia di migliaia di chilometri.” (Susanna Tamaro)



Thursday, 19 June 2014

Trasferirsi nel Regno Unito, 10 semplici passi


Hello, hello, hello cari ammiratori! (Grazie, Mamma, tu sì che ci sei sempre per me!)
Nell'ultimo post ho affermato di non avere né tanta voglia di scrivere né idee da condividere con voi. Era una bugia, a quanto pare.

Grazie, inserviente! Bene, ora si comincia!
Oggi ho intenzione di riassumere l'idea i trasferirsi nel Regno Unito in 10 piccoli passi, tanto per farvi capire che lo può fare qualsiasi primate col pollice opponibile (e credetemi, ne ho incontrati tanti qui):

Step(p)ONE: 

(Hahaha che gioco di parole divertente che ho usato, steppone, grande step! Ah! I'm hilarious!Ok, scusate.)

Il primo passo è, ovviamente, comprare un biglietto aereo. Facile, direte voi. No!
Partiamo dal presupposto che, se avete intenzione di trasferirvi, anche solo per tre mesi, avrete bisogno di tantissime cose (vestiti, biancheria, cappotti ecc.) e viaggiare in aereo limiterà le vostre capacità a un bagaglio a mano da 10 kg (in caso di Alitalia 8 e in caso di easyjet infiniti) e ad un bagaglio in stiva da 20/23 kg. Potreste anche provare a portare un bagaglio in più ma, credetemi, viaggiare per Londra da soli  e pieni di valigie non è il massimo del comfort.

Ovviamente, a seconda della compagnia aerea che sceglierete, giungerete in diversi aeroporti della città. Io li ho provati praticamente tutti e, a parte Stansted maledetto (il caso vuole che sia l'aeroporto dove atterra Ryanair), sono tutti relativamente vicini e ben collegati (Heathrow e il City Airport hanno addirittura la metro!)
Quando comprate il biglietto, però, assicuratevi di voler davvero trasferirvi all'estero, perché sennò fate un piacere a tutti noi e ve ne state a casa. Non venite a lamentarvi di quanto vi manchi l'Italia solo perché qui non vendono la mortadella.

Passo n°2:
Una volta deciso di acquistare il biglietto e una volta che siete completamente sicuri di voler venire a vivere qui, viaggiate con il Passaporto e non con la Carta d'Identità (se lo avete, ovviamente).
Il motivo è semplice: la nostra Carta d'Identità che, come si evince dal nome è fatta di CARTA, viene derisa da chiunque. Alla dogana vi guarderanno malissimo e forse, se sono in vena, vi faranno anche una battuta. Inoltre, col passaporto elettronico, si può "saltare la fila" (non fate gli italiani, eh, la fila si fa comunque) ed andare agli e-gates che sono più veloci e, soprattutto, non vi prenderanno in giro.

Passo n°3:
Bravi! Siete qui! Prima cosa, uscite dall'aeroporto. GUARDATE A DESTRA! Una delle prime cose che si devono imparare vivendo nel Regno Unito è che loro guidano dalla parte sbagl... ehm, diciamo, opposta rispetto a noi.
Ringraziando il cielo lo sanno e la città è tappezzata di "look left" e "look right" con tanto di freccia. Pian piano vi abituerete e, quando tornerete a casa, avrete problemi a guidare perché penserete sempre che la strada sia vuota (i vostri amici/genitori vi salveranno dal rischiare di perdere la vita).
Passo n°4:
Siete usciti dall'aeroporto, siete arrivati a Londra città e ora? Si comincia a divertirsi: CERCHIAMO CASA!
Bisogna essere fortunati, qui. I prezzi sono esorbitanti e spesso vi troverete a condividere "shitholes" con persone fuori dal comune. Io sono sempre stata relativamente fortunata. Ci sono tante agenzie, siti e modi per trovare una stanza... ma attenti a non farvi fregare!

Passo n°5:
Una volta trovata casa, troverete anche i coinquilini. Come in ogni houseshare che si rispetti, non avrete un coinquilino normale neanche a pagarlo oro. Penso sia per questo che esista la pagina "il coinquilino di merda".
Saranno, solitamente, sporchi, disordinati, ruberanno il vostro cibo anche quando ci scriverete il vostro nome sopra a caratteri cubitali. Sperate almeno siano simpatici!

Passo n°6:
Ok, i coinquilini sono un no. Facciamo amicizia fuori da casa.
Non riuscirete mai a sentirvi homesick data l'enorme quantità di italiani, ma scegliete bene. Non passate la vostra permanenza nel Regno Unito con soli italiani. Fa male a voi, al vostro inglese e al vostro soggiorno. Uscire con italiani fa bene al morale, soprattutto in questo periodo di mondiali ma aprite i vostri orizzonti. Siate curiosi, parlate con gruppi di estranei, parlate con chiunque non sia un matto scocciato. E' divertente. Potreste finire a giocare a forza4 con un gruppo di inglesi ("please, we can't loose to Italy twice in a week") o con un irlandese e un australiano appena usciti da lavoro. E' divertente, fa bene alla salute e soprattutto vi fa parlare inglese.

Passo n°7:
L'Inghilterra, come dice il nome, non è l'Italia. Gli orari qui sono sballati. I pub chiudono presto, fatevene una ragione. Non lamentatevi e abituatevi, sennò tornate a casa.

Passo n°8:
Mamma non sarà con voi (T_T) quindi dovrete abituarvi a fare la spesa, cucinare, lavare i panni e stirare senza di lei.
La prima settimana sarà un continuo skype, whatsapp su come si accenda una lavatrice e quale programma si debba usare... col tempo diventerete esperti e vi farà strano tornare a casa e non doverlo fare (falso! E' bellissimo!).

Passo n°9:
Non potrete affermare di aver vissuto nel Regno Unito se non riuscite a esprimervi senza sembrare babbuini. L'inglese è una lingua strana e, sotto certi aspetti, semplice. Io ho imparato l'inglese guardando film, leggendo libri e ascoltando musica (dopo che una mia Prof. del liceo al primo anno ha affermato che io non avrei mai imparato l'inglese). Ci vuole un po' di impegno, ma si può fare. Cercate di nascondere il vostro accento, non perché sia una vergogna, ma perché, come a noi fa ridere un inglese che parla italiano, a loro fa ridere un italiano che parla inglese. 

Passo n°10:
Una volta che si è diventati padroni di lingua, usi e costumi, bisogna iniziare a confondersi in mezzo ai locali. Vivendo qui inizierete ad evitare i luoghi "turistici" e comincerete a sentirvi parte integrante di questa città. E sarete orgogliosi di chiamarla casa.



Sunday, 15 June 2014

Few words

ITA:
Non ho molto da dire, ultimamente. Ho poca voglia di parlare e non riesco a mettere in croce due pensieri.
Voglio velocemente condividere con voi quanto bello sia stato, ieri, sentirsi a casa. Per un momento, per una cazzata come il calcio.
Prima cosa, mi sento in dovere di ringraziare i miei romani: Francesca, Silvia e Matteo, che hanno reso la serata un po' più speciale;
Seconda cosa: tutti gli italiani che abbiamo incontrato per strada, alla fermata e in qualsiasi altro luogo.
Perché il calcio sarà ormai corrotto, rovinato, giocato da miliardari incompetenti ma è sport. E lo sport è importante per tutti ed unisce i cuori. Alla fine unisce anche avversari.

ENG:
I haven't got much to say lately. I don't want to speak a lot and I'm not able to write down the few things that I would like to.
I would just like to share with you how wonderful it was, yesterday, to feel at home. Just for a moment, just for a bullshit like a football game.
First of all I feel the urge of thanking my Romans: Francesca, Silvia and Matteo, who made the night a little bit more special;
secondly: all the Italians we met on the street, at the bus stop and anywhere else.
Football may be corrupted, ruined, played by incompetent billionaires but it is sport. And sport is important and makes people get closer, even opponents.

Sunday, 11 May 2014

Living in London: good or bad?

1) I pub con gli sconti per studenti / Student discount in pubs GOOD!
C'è da aggiungere altro?

Should I add anything?

2)Il lavandino con due rubinetti in bagno ( o spesso in cucina) / Separate taps in the bathroom sink (sometimes in the kitchen as well)
BAD!
Penso questa sia una caratteristica del Regno Unito in generale. Io mi chiedo: Chi lo ha inventato? Come gli è venuto in mente di fare un lavandino in cui o ti bruci o ti congeli?

This is typical of the whole United Kingdom, I think. What I am wondering is:who invented it? How could he think of a sink in which you can either BURN yourself or FREEZE your ass out?



 Questa è una soluzione geniale al problema:
This is a clever solution to the problem:


3) Parchi ovunque / Parks everywhere
GOOD!
A Londra c'è un numero infinito di parchi (http://en.wikipedia.org/wiki/Parks_and_open_spaces_in_London) popolati da animaletti di ogni tipo. Da romana, o meglio, da ostiense, sono abituata alla pineta e ai cinghiali (personalmente mai visti).

There is an infinite number of parks in London (http://en.wikipedia.org/wiki/Parks_and_open_spaces_in_London) inhabited by countless species of animals. Being from Rome, or to be fair from Ostia, I'm just used to the pinewood and to the boars (even though I've never seen one)

4)la Tube / the Tube MEH
Cosa dire della Tube? Questa quantità incredibile di linee che collegano Londra centro con tutte le altre 9 zone è qualcosa di inimmaginabile. Primo per i prezzi incredibilmente alti, secondo per la quantità di gente che incontri.
In 150 anni di storia, però, ancora non hanno messo il segnale per i cellulari, quindi, se stai facendo tardi a lavoro, preparati ad un cazziatone del tuo capo perché tanto non potrai chiamare e avvertire.
(cazzo, il segnale nella metro ce l'abbiamo persino noi ITALIANI)

What can we say about the tube? It is a massive network connecting all the 9 zones of London. It is unimaginable for us-first because of its extremely high costs, secondly because of the amount of people you meet while travelling.
However, in 150 years they still haven't got any underground signal for your mobile so, if you're running late for work, be prepared to be given a good telling off by your boss.
(we have mobile signal in the underground in ITALY, come on!)

5) Il tempo/ The weather BAAAAAAD, REALLY BAAAAD!
Diciamo che questa piccola immagine di Frankenstein Jr. è emblematica della vita londinese.

This quote from Young Frankenstein is quite the symbol of London life.

6) Il cibo/ The food BAD (but just 'cause I'm Italian)
Primo, in tutta onestà, non ho avuto la (s)fortuna di provare molto cibo tipicamente inglese (se non si considera il fish and chips) quindi, per ora, ammetto di partire prevenuta, ma rimane il fatto che la loro idea di cucina non è proprio simile alla nostra.
Citando Brignano: "pe' carità pizza, spaghetti e cappuccino boni. Ma no tutti insieme! I turisti se pensano che è un piatto tipico. [...] Ma turista lo voi capì che se ceni alle cinque del pomeriggio poi alle nove c'hai di nuovo fame e poi magni troppo e te schioppa er culo?"

To be honest, I haven't tried really typical English food (if you don't consider fish and chips) so, as for now, I'm being prejudiced just cause I'm Italian. It is to be said that, anyway, the English idea of cooking is not exactly quite like the Italian one.
Quoting a comedian from Rome: "Sure, pizza, spaghetti and cappuccino are great. But not together! Foreigners believe that is a kind of national dish! [...] Will you, tourist, ever understand that if you have dinner at 5 pm you're going to be hungry again at 9 and then you'll eat too much and your ass will explode?"

7)I bus a due piani/Double Deckers GOOD!
Non importa quanti anni tu abbia, un bus londinese ti rende sempre felice.

It does not matter how old you are, you'll always be happy on a double decker.

8)Le piste ciclabili e le biciclette/ Cycling routes and bicycles GOOD!
Ora che anche io sono un'utente della strada londinese, mi sono accorta di quante piste ciclabili o percorsi consigliati per i ciclisti esistano. Certo, bisogna sempre stare attenti ai suddetti bus a due piani e, soprattutto, alla guida dal lato sbagliato, cioè giusto per loro, sbagliato per noi. 

As I am now part of the crowd of cyclists, I realised how many cycle routes and cycle lanes there are in London. Naturally, you have to pay attention to the above-mentioned double deckers and, mainly, you have to drive on the wrong side of the road. I mean, wrong for 99% of the world, right for them.

9) Scoiattoli e volpi/ Squirrels and foxes GOOD!

Non è strano venire assaliti da scoiattoli nei parchi, come non è strano tornare a casa di sera tardi e trovarsi di fronte una volpe. Epicità.

It is not weird to have squirrells come to you in parks, and it's not weird bumping into a fox going back home late at night. Epic.


Sunday, 4 May 2014

Scioperi e mezzi pubblici

Da italiana e, soprattutto, da pendolare romana, sono sempre stata abituata agli scioperi. Nell'ultimo anno di università ho assistito a innumerevoli disservizi e scioperi ogni due venerdì.
Atac (per chi non lo sapesse: azienda Tramvie ed Autobus del Comune di Roma [o secondo nonciclopedia acronimo di "attaccatevi tutti al cazzo", che mi sembra più plausibile]), come tutto ciò che è gestito ed ideato dagli italiani è un fallimentare disastro.
Tanto per cominciare Roma è servita da DUE e ripeto DUE linee metropolitane, chiamate con molta fantasia A e B. Leggende narrano che sia in costruzione la C, chiederò ai miei pro-pro-pro-pro nipoti di farvi sapere come va!
Oltre a queste due fantastiche e super-velocissime linee con attesa media di 5-6 minuti (se sei fortunato) ATAC ci fornisce il servizio di tre linee ferroviarie: la Roma-Lido (la mia cara, dolcissima Roma-Lido), la Roma-Giardinetti e la Roma-Civitacastellana-Viterbo. Inoltre possiede dei bellissimi tram: il 2, il 3, il 5, l'8, il 14 e il 19 (mi sto domandando dove siano i numeri mancanti...)
Secondo wikipedia, Atac ha trasportato nel 2009 1 148 966 529 passeggeri. Questo è ciò che pensano i pendolari:
Ma questo non è importante.
Importante è il fatto che la nostra azienda di trasporti fornisce un servizio intermittente e scadente, senza controlli e con frequenti furti di rame, treni guasti, suicidi (probabilmente anche dovuti all'attesa... Sì lo so che non si scherza sui morti, ma io quelli che si buttano sotto i treni non li sopporto) o scioperi.

Gli scioperi Atac sono puntuali come la morte ogni venerdì, o lunedì... o giorno che allunghi un ponte o un weekend. Quando i dipendenti Atac scioperano, Roma va nel panico. Non che in giorni normali il traffico sia inesistente e si possa raggiungere il centro dalla periferia in 10 minuti, però quando c'è sciopero ci si può mettere l'anima in pace, portarsi delle parole crociate, spegnere l'auto e godersi i dolci suoni dei clacson.
Lo sciopero Atac viene notificato con un fogliettino di carta attaccato alle colonne delle stazioni che suona più o meno così: Sciopero indetto da (taldetali) servizio non garantito tra le 8 e le 18 e tra le 21 fino a fine servizio. Metteteve l'anima 'npace.

"Ma tu parli sempre e solo male dell'Italia?" mi chiederete... NO! Non vi preoccupate, ce n'è per tutti!
La Tube, la metropolitana di Londra e l'Atac londinese, ovvero Transport for London, non sono da meno!

La settimana scorsa hanno scioperato per due giorni interi (martedì e mercoledì) e la prossima settimana sciopereranno martedì, mercoledì e giovedì.
La differenza, però, è che, mentre a Roma sciopero significa ASSENZA DI TRASPORTO, a Londra sciopero significa informazione costante sullo stato del servizio con potenziamento di autobus e costante presenza di personale non-scioperante pronto ad aiutare le persone in difficoltà.
Certo, però, una città di 9 milioni di persone che cerca di funzionare solo con gli autobus non è un grande spettacolo. Io ho aspettato un autobus per un'ora e, quando è arrivato non si è fermato perché troppo pieno. Però, come puoi odiarli quando mandano email di scuse a tutti? 

Che dire? Si fanno pagare 120 pound al mese ma sanno chiedere scusa.

(no, non vi scuso. Odio gli scioperi, odio essere bloccata in un punto di Londra. Ma vabbè, mi date motivi per pedalare)


Friday, 11 April 2014

Giornate tipiche

Ciao a tutti!
Oggi ho deciso di dedicare il mio post alle mie giornate tipo in Italia e in Inghilterra e in Italia da "figlia che vive all'estero"
Partiamo dall'Italia:
Vengo svegliata da mia madre che parla con mio padre/mia sorella esattamente davanti la mia camera, vengo aggiornata su vita morte e miracoli di tutta la famiglia, cerco di riaddormentarmi, ci riesco MA vengo svegliata di nuovo, sempre da mia madre che urla contro i gatti che stanno cercando di scroccarle quale altro stuzzichino.
Decido di alzarmi, mi avvio verso la macchinetta del caffè. La metto su e, mentre aspetto si scaldi, accendo la tv (che è l'unica cosa che non mi dà fastidio la mattina). Arriva mia madre, pronta ad uscire. "Che fai oggi? Dove vai? Con chi vai? Sei a casa a pranzo? Sei a casa a cena? Sarai a casa il terzo weekend di maggio? Hai organizzato le vacanze estive del 2020?" Rispondo a monosillabi, cercando di farle notare che in 23 anni non ha capito che la mattina nessuno deve rivolgermi la parola prima del caffè. Sbuffa, esce. Io rimango seduta a fissare il vuoto, cercando di capire cosa abbia detto mia madre. Tiro fuori qualcosa da mangiare, due balene travestite da gatto saltano sul tavolo cercando una mazzetta di cibo. Gli do qualcosa per togliermeli di mezzo e cerco di fare colazione. Ci riesco, mi alzo e vado a lavarmi. Mi lavo, mi vesto, cerco di rendermi decente e decido di avviarmi verso l'università/la biblioteca, a seconda dei giorni.
Qui la descrizione si divide in due: l'università implica salire su un treno della fine degli anni '70 (quando ti va bene) che probabilmente mi porterà in centro in circa mezzora (se non ci sono furti di rame, scioperi, corse saltate, alieni, templari, illuminati, massoni ecc.). Lezione, due ore, caffè prima e dopo e poi di nuovo sul treno.
La biblioteca implica probabilmente spostare la macchina (perché siamo pigri), arrivare, trovare un posto, prendere un posto anche per qualche tuo amico che forse ti ha detto che viene, prendere un caffè, fumare una sigaretta, incontrare  un amico, prenderci un altro caffè e fumarci un'altra sigaretta.
tipiche foto fatte in biblioteca
Sedersi, salutare altri amici/persone che hai conosciuto andando tutti i giorni in biblioteca, dire di no al primo che ti chiede di andare a prendere un caffè, studiare 10 minuti, arriva la tua amica "pausa?" "pausa!", caffè, sigaretta, tornare a "studiare" dopo 40 minuti di chiacchiere (dobbiamo aggiornarci!).
tipico pomeriggio passato a giocare a "quel gioco dell'intesa vincente di Rai1" all'Elsa Morante di Ostia
 in qualche modo arriva l'ora di pranzo, vai a casa, mangi, esci e torni in biblioteca dove ricomincia il circolo dei caffè, sigarette, studio per tre minuti e via. Si fanno le cinque e mezza "andiamo a prendere un gelato/aperitivo" che fai dici di no? Ultima mezzora di studio, gelato/aperitivo, casa. Cena, famiglia, chiacchiere zero perché papà deve vedere il tg, mamma urla contro il politico di turno, papà le dice che parla a voce troppo alta, mamma gli risponde che è abituata ai suoi studenti, cerco di prenderla in giro, papà mi zittisce, caffè, dolcetto e in camera. Facebook, cazzeggio, realtime, ninne.
E così per 365 lunghissimi giorni, o 366 se è bisestile.
Inghilterra:
Vengo svegliata dalla sveglia, che viene rigorosamente spenta almeno tre volte. Mi alzo, vado in cucina cercando di non inciampare sulle scale (o sul gatto per le scale), mi faccio un sano caffè ovviamente italiano, mangio qualcosa (tipo cereali e latte insapore... hmmmm, buono!), mi lavo, esco per andare all'università. Cammino fino alla stazione, tempo di attesa medio 3 minuti, prendo un treno, solitamente stracolmo la mattina, arrivo al centro di Londra, seguo la mia bella lezione, torno a casa, mangio, vado a lavorare. Passo un pomeriggio a convincere due bambine che, a 23 anni, se dico loro di non fare una cosa lo dico perché l'ho provata e so che fa male. Finisco di lavorare, esco con qualche amica, bevo qualche birra, torno a casa, ceno, dormo.
E questo più o meno tutti i giorni della settimana. Con il bel tempo, nel weekend, approfitto dei parchi londinesi per passeggiare e "prendere il sole" (cosa che non funziona mai perché sono tremendamente grigia da quando sono qui). Ah, e ogni tanto gioco a pallavolo, ma questa è un'altra storia.
Italia in vacanza:
Vengo svegliata, sempre e comunque, dal tono di voce spropositato che caratterizza i miei familiari. Mi alzo, vado in cucina "Mari, non ti preoccupare, ti faccio io il caffè" *partono i cori angelici*, mi siedo, le balene travestite da gatto cercano sempre di scroccarmi del cibo, ma questa volta mi fa piacere visto che sono mesi che non li vedo. Mangio, mi lavo e, non dovendo fare NULLA, organizzo di vedermi con qualcuno. Roma, in vacanza, è bella. Persino prendere il trenino non è poi così tremendo. Telefonata con mamma "ma' non torno a casa a pranzo, sto da *inserire nome di amico a caso*" "non ti preoccupare, cucciola preferita della tua mamma. Stasera però ci sei? Sto facendo la spesa. Pensavo di fare la pizza, la lasagna, i fiori di zucca, la polenta" "ah mà, fanno 40 gradi e tu vuoi fa' la polenta?" "beh, sì, so quanto ti piace. Quest'inverno non te la sei potuta godere" "sì ma stamo a giugno!" "vabbè, dai allora faccio solo la pizza. Invita Elena"
Invitare qualche amico a cena implica che la quantità di pizza si trasformi da "sfamare 6 persone" a "sfamare tutto il vicinato".
Questa scena si ripete più o meno per tutta la durata del mio soggiorno in Italia, tanto che quei pochi grammi/etti buttati giù qui non solo vengono ripresi ma vengono anche accompagnati da simpatici kili di "mammaItalia". E nonostante tornare sia sempre un trauma, nonostante per tutta la durata del soggiorno io non pensi ad altro che a tornare a Londra, quando poi veramente lo faccio la "presa a male" è potente. Perché, come già ho detto, io sono la meno patriottica degli italiani, sono la meno italiana degli italiani, ma casa è casa e l'atmosfera che il luogo che ti ha cresciuto contiene e sempre possiederà è un insieme di odori, profumi, luoghi e persone che sono legate indissolubilmente a chi sei e chi sarai. E se sono qui ora è anche grazie a loro. Mi hanno insegnato che non è importante dove, ma con chi; che non importa quante volte si cada, c'è sempre un modo per rimettersi in piedi; che certe volte la cura migliore per un cuore infranto è stare a casa a guardare la televisione mangiando popcorn; che anche Ostia può essere divertente; che ogni tanto bisogna prendersi una pausa da se stessi e dalla vita; che è bello fissare il mare in silenzio; che non importa quanti chilometri vi separino, chi conta rimane; che chi, invece, non rimane forse non ti ha mai meritato; che non sei mai troppo in ritardo per ricrederti sulle persone e che il mondo fuori è così bello proprio perché c'è un posto sicuro che tu puoi chiamare casa dove, qualsiasi cosa accada, ci sarà sempre almeno un paio di braccia aperte ad aspettarti.