Thursday, 19 June 2014

Trasferirsi nel Regno Unito, 10 semplici passi


Hello, hello, hello cari ammiratori! (Grazie, Mamma, tu sì che ci sei sempre per me!)
Nell'ultimo post ho affermato di non avere né tanta voglia di scrivere né idee da condividere con voi. Era una bugia, a quanto pare.

Grazie, inserviente! Bene, ora si comincia!
Oggi ho intenzione di riassumere l'idea i trasferirsi nel Regno Unito in 10 piccoli passi, tanto per farvi capire che lo può fare qualsiasi primate col pollice opponibile (e credetemi, ne ho incontrati tanti qui):

Step(p)ONE: 

(Hahaha che gioco di parole divertente che ho usato, steppone, grande step! Ah! I'm hilarious!Ok, scusate.)

Il primo passo è, ovviamente, comprare un biglietto aereo. Facile, direte voi. No!
Partiamo dal presupposto che, se avete intenzione di trasferirvi, anche solo per tre mesi, avrete bisogno di tantissime cose (vestiti, biancheria, cappotti ecc.) e viaggiare in aereo limiterà le vostre capacità a un bagaglio a mano da 10 kg (in caso di Alitalia 8 e in caso di easyjet infiniti) e ad un bagaglio in stiva da 20/23 kg. Potreste anche provare a portare un bagaglio in più ma, credetemi, viaggiare per Londra da soli  e pieni di valigie non è il massimo del comfort.

Ovviamente, a seconda della compagnia aerea che sceglierete, giungerete in diversi aeroporti della città. Io li ho provati praticamente tutti e, a parte Stansted maledetto (il caso vuole che sia l'aeroporto dove atterra Ryanair), sono tutti relativamente vicini e ben collegati (Heathrow e il City Airport hanno addirittura la metro!)
Quando comprate il biglietto, però, assicuratevi di voler davvero trasferirvi all'estero, perché sennò fate un piacere a tutti noi e ve ne state a casa. Non venite a lamentarvi di quanto vi manchi l'Italia solo perché qui non vendono la mortadella.

Passo n°2:
Una volta deciso di acquistare il biglietto e una volta che siete completamente sicuri di voler venire a vivere qui, viaggiate con il Passaporto e non con la Carta d'Identità (se lo avete, ovviamente).
Il motivo è semplice: la nostra Carta d'Identità che, come si evince dal nome è fatta di CARTA, viene derisa da chiunque. Alla dogana vi guarderanno malissimo e forse, se sono in vena, vi faranno anche una battuta. Inoltre, col passaporto elettronico, si può "saltare la fila" (non fate gli italiani, eh, la fila si fa comunque) ed andare agli e-gates che sono più veloci e, soprattutto, non vi prenderanno in giro.

Passo n°3:
Bravi! Siete qui! Prima cosa, uscite dall'aeroporto. GUARDATE A DESTRA! Una delle prime cose che si devono imparare vivendo nel Regno Unito è che loro guidano dalla parte sbagl... ehm, diciamo, opposta rispetto a noi.
Ringraziando il cielo lo sanno e la città è tappezzata di "look left" e "look right" con tanto di freccia. Pian piano vi abituerete e, quando tornerete a casa, avrete problemi a guidare perché penserete sempre che la strada sia vuota (i vostri amici/genitori vi salveranno dal rischiare di perdere la vita).
Passo n°4:
Siete usciti dall'aeroporto, siete arrivati a Londra città e ora? Si comincia a divertirsi: CERCHIAMO CASA!
Bisogna essere fortunati, qui. I prezzi sono esorbitanti e spesso vi troverete a condividere "shitholes" con persone fuori dal comune. Io sono sempre stata relativamente fortunata. Ci sono tante agenzie, siti e modi per trovare una stanza... ma attenti a non farvi fregare!

Passo n°5:
Una volta trovata casa, troverete anche i coinquilini. Come in ogni houseshare che si rispetti, non avrete un coinquilino normale neanche a pagarlo oro. Penso sia per questo che esista la pagina "il coinquilino di merda".
Saranno, solitamente, sporchi, disordinati, ruberanno il vostro cibo anche quando ci scriverete il vostro nome sopra a caratteri cubitali. Sperate almeno siano simpatici!

Passo n°6:
Ok, i coinquilini sono un no. Facciamo amicizia fuori da casa.
Non riuscirete mai a sentirvi homesick data l'enorme quantità di italiani, ma scegliete bene. Non passate la vostra permanenza nel Regno Unito con soli italiani. Fa male a voi, al vostro inglese e al vostro soggiorno. Uscire con italiani fa bene al morale, soprattutto in questo periodo di mondiali ma aprite i vostri orizzonti. Siate curiosi, parlate con gruppi di estranei, parlate con chiunque non sia un matto scocciato. E' divertente. Potreste finire a giocare a forza4 con un gruppo di inglesi ("please, we can't loose to Italy twice in a week") o con un irlandese e un australiano appena usciti da lavoro. E' divertente, fa bene alla salute e soprattutto vi fa parlare inglese.

Passo n°7:
L'Inghilterra, come dice il nome, non è l'Italia. Gli orari qui sono sballati. I pub chiudono presto, fatevene una ragione. Non lamentatevi e abituatevi, sennò tornate a casa.

Passo n°8:
Mamma non sarà con voi (T_T) quindi dovrete abituarvi a fare la spesa, cucinare, lavare i panni e stirare senza di lei.
La prima settimana sarà un continuo skype, whatsapp su come si accenda una lavatrice e quale programma si debba usare... col tempo diventerete esperti e vi farà strano tornare a casa e non doverlo fare (falso! E' bellissimo!).

Passo n°9:
Non potrete affermare di aver vissuto nel Regno Unito se non riuscite a esprimervi senza sembrare babbuini. L'inglese è una lingua strana e, sotto certi aspetti, semplice. Io ho imparato l'inglese guardando film, leggendo libri e ascoltando musica (dopo che una mia Prof. del liceo al primo anno ha affermato che io non avrei mai imparato l'inglese). Ci vuole un po' di impegno, ma si può fare. Cercate di nascondere il vostro accento, non perché sia una vergogna, ma perché, come a noi fa ridere un inglese che parla italiano, a loro fa ridere un italiano che parla inglese. 

Passo n°10:
Una volta che si è diventati padroni di lingua, usi e costumi, bisogna iniziare a confondersi in mezzo ai locali. Vivendo qui inizierete ad evitare i luoghi "turistici" e comincerete a sentirvi parte integrante di questa città. E sarete orgogliosi di chiamarla casa.



Sunday, 15 June 2014

Few words

ITA:
Non ho molto da dire, ultimamente. Ho poca voglia di parlare e non riesco a mettere in croce due pensieri.
Voglio velocemente condividere con voi quanto bello sia stato, ieri, sentirsi a casa. Per un momento, per una cazzata come il calcio.
Prima cosa, mi sento in dovere di ringraziare i miei romani: Francesca, Silvia e Matteo, che hanno reso la serata un po' più speciale;
Seconda cosa: tutti gli italiani che abbiamo incontrato per strada, alla fermata e in qualsiasi altro luogo.
Perché il calcio sarà ormai corrotto, rovinato, giocato da miliardari incompetenti ma è sport. E lo sport è importante per tutti ed unisce i cuori. Alla fine unisce anche avversari.

ENG:
I haven't got much to say lately. I don't want to speak a lot and I'm not able to write down the few things that I would like to.
I would just like to share with you how wonderful it was, yesterday, to feel at home. Just for a moment, just for a bullshit like a football game.
First of all I feel the urge of thanking my Romans: Francesca, Silvia and Matteo, who made the night a little bit more special;
secondly: all the Italians we met on the street, at the bus stop and anywhere else.
Football may be corrupted, ruined, played by incompetent billionaires but it is sport. And sport is important and makes people get closer, even opponents.

Sunday, 11 May 2014

Living in London: good or bad?

1) I pub con gli sconti per studenti / Student discount in pubs GOOD!
C'è da aggiungere altro?

Should I add anything?

2)Il lavandino con due rubinetti in bagno ( o spesso in cucina) / Separate taps in the bathroom sink (sometimes in the kitchen as well)
BAD!
Penso questa sia una caratteristica del Regno Unito in generale. Io mi chiedo: Chi lo ha inventato? Come gli è venuto in mente di fare un lavandino in cui o ti bruci o ti congeli?

This is typical of the whole United Kingdom, I think. What I am wondering is:who invented it? How could he think of a sink in which you can either BURN yourself or FREEZE your ass out?



 Questa è una soluzione geniale al problema:
This is a clever solution to the problem:


3) Parchi ovunque / Parks everywhere
GOOD!
A Londra c'è un numero infinito di parchi (http://en.wikipedia.org/wiki/Parks_and_open_spaces_in_London) popolati da animaletti di ogni tipo. Da romana, o meglio, da ostiense, sono abituata alla pineta e ai cinghiali (personalmente mai visti).

There is an infinite number of parks in London (http://en.wikipedia.org/wiki/Parks_and_open_spaces_in_London) inhabited by countless species of animals. Being from Rome, or to be fair from Ostia, I'm just used to the pinewood and to the boars (even though I've never seen one)

4)la Tube / the Tube MEH
Cosa dire della Tube? Questa quantità incredibile di linee che collegano Londra centro con tutte le altre 9 zone è qualcosa di inimmaginabile. Primo per i prezzi incredibilmente alti, secondo per la quantità di gente che incontri.
In 150 anni di storia, però, ancora non hanno messo il segnale per i cellulari, quindi, se stai facendo tardi a lavoro, preparati ad un cazziatone del tuo capo perché tanto non potrai chiamare e avvertire.
(cazzo, il segnale nella metro ce l'abbiamo persino noi ITALIANI)

What can we say about the tube? It is a massive network connecting all the 9 zones of London. It is unimaginable for us-first because of its extremely high costs, secondly because of the amount of people you meet while travelling.
However, in 150 years they still haven't got any underground signal for your mobile so, if you're running late for work, be prepared to be given a good telling off by your boss.
(we have mobile signal in the underground in ITALY, come on!)

5) Il tempo/ The weather BAAAAAAD, REALLY BAAAAD!
Diciamo che questa piccola immagine di Frankenstein Jr. è emblematica della vita londinese.

This quote from Young Frankenstein is quite the symbol of London life.

6) Il cibo/ The food BAD (but just 'cause I'm Italian)
Primo, in tutta onestà, non ho avuto la (s)fortuna di provare molto cibo tipicamente inglese (se non si considera il fish and chips) quindi, per ora, ammetto di partire prevenuta, ma rimane il fatto che la loro idea di cucina non è proprio simile alla nostra.
Citando Brignano: "pe' carità pizza, spaghetti e cappuccino boni. Ma no tutti insieme! I turisti se pensano che è un piatto tipico. [...] Ma turista lo voi capì che se ceni alle cinque del pomeriggio poi alle nove c'hai di nuovo fame e poi magni troppo e te schioppa er culo?"

To be honest, I haven't tried really typical English food (if you don't consider fish and chips) so, as for now, I'm being prejudiced just cause I'm Italian. It is to be said that, anyway, the English idea of cooking is not exactly quite like the Italian one.
Quoting a comedian from Rome: "Sure, pizza, spaghetti and cappuccino are great. But not together! Foreigners believe that is a kind of national dish! [...] Will you, tourist, ever understand that if you have dinner at 5 pm you're going to be hungry again at 9 and then you'll eat too much and your ass will explode?"

7)I bus a due piani/Double Deckers GOOD!
Non importa quanti anni tu abbia, un bus londinese ti rende sempre felice.

It does not matter how old you are, you'll always be happy on a double decker.

8)Le piste ciclabili e le biciclette/ Cycling routes and bicycles GOOD!
Ora che anche io sono un'utente della strada londinese, mi sono accorta di quante piste ciclabili o percorsi consigliati per i ciclisti esistano. Certo, bisogna sempre stare attenti ai suddetti bus a due piani e, soprattutto, alla guida dal lato sbagliato, cioè giusto per loro, sbagliato per noi. 

As I am now part of the crowd of cyclists, I realised how many cycle routes and cycle lanes there are in London. Naturally, you have to pay attention to the above-mentioned double deckers and, mainly, you have to drive on the wrong side of the road. I mean, wrong for 99% of the world, right for them.

9) Scoiattoli e volpi/ Squirrels and foxes GOOD!

Non è strano venire assaliti da scoiattoli nei parchi, come non è strano tornare a casa di sera tardi e trovarsi di fronte una volpe. Epicità.

It is not weird to have squirrells come to you in parks, and it's not weird bumping into a fox going back home late at night. Epic.


Sunday, 4 May 2014

Scioperi e mezzi pubblici

Da italiana e, soprattutto, da pendolare romana, sono sempre stata abituata agli scioperi. Nell'ultimo anno di università ho assistito a innumerevoli disservizi e scioperi ogni due venerdì.
Atac (per chi non lo sapesse: azienda Tramvie ed Autobus del Comune di Roma [o secondo nonciclopedia acronimo di "attaccatevi tutti al cazzo", che mi sembra più plausibile]), come tutto ciò che è gestito ed ideato dagli italiani è un fallimentare disastro.
Tanto per cominciare Roma è servita da DUE e ripeto DUE linee metropolitane, chiamate con molta fantasia A e B. Leggende narrano che sia in costruzione la C, chiederò ai miei pro-pro-pro-pro nipoti di farvi sapere come va!
Oltre a queste due fantastiche e super-velocissime linee con attesa media di 5-6 minuti (se sei fortunato) ATAC ci fornisce il servizio di tre linee ferroviarie: la Roma-Lido (la mia cara, dolcissima Roma-Lido), la Roma-Giardinetti e la Roma-Civitacastellana-Viterbo. Inoltre possiede dei bellissimi tram: il 2, il 3, il 5, l'8, il 14 e il 19 (mi sto domandando dove siano i numeri mancanti...)
Secondo wikipedia, Atac ha trasportato nel 2009 1 148 966 529 passeggeri. Questo è ciò che pensano i pendolari:
Ma questo non è importante.
Importante è il fatto che la nostra azienda di trasporti fornisce un servizio intermittente e scadente, senza controlli e con frequenti furti di rame, treni guasti, suicidi (probabilmente anche dovuti all'attesa... Sì lo so che non si scherza sui morti, ma io quelli che si buttano sotto i treni non li sopporto) o scioperi.

Gli scioperi Atac sono puntuali come la morte ogni venerdì, o lunedì... o giorno che allunghi un ponte o un weekend. Quando i dipendenti Atac scioperano, Roma va nel panico. Non che in giorni normali il traffico sia inesistente e si possa raggiungere il centro dalla periferia in 10 minuti, però quando c'è sciopero ci si può mettere l'anima in pace, portarsi delle parole crociate, spegnere l'auto e godersi i dolci suoni dei clacson.
Lo sciopero Atac viene notificato con un fogliettino di carta attaccato alle colonne delle stazioni che suona più o meno così: Sciopero indetto da (taldetali) servizio non garantito tra le 8 e le 18 e tra le 21 fino a fine servizio. Metteteve l'anima 'npace.

"Ma tu parli sempre e solo male dell'Italia?" mi chiederete... NO! Non vi preoccupate, ce n'è per tutti!
La Tube, la metropolitana di Londra e l'Atac londinese, ovvero Transport for London, non sono da meno!

La settimana scorsa hanno scioperato per due giorni interi (martedì e mercoledì) e la prossima settimana sciopereranno martedì, mercoledì e giovedì.
La differenza, però, è che, mentre a Roma sciopero significa ASSENZA DI TRASPORTO, a Londra sciopero significa informazione costante sullo stato del servizio con potenziamento di autobus e costante presenza di personale non-scioperante pronto ad aiutare le persone in difficoltà.
Certo, però, una città di 9 milioni di persone che cerca di funzionare solo con gli autobus non è un grande spettacolo. Io ho aspettato un autobus per un'ora e, quando è arrivato non si è fermato perché troppo pieno. Però, come puoi odiarli quando mandano email di scuse a tutti? 

Che dire? Si fanno pagare 120 pound al mese ma sanno chiedere scusa.

(no, non vi scuso. Odio gli scioperi, odio essere bloccata in un punto di Londra. Ma vabbè, mi date motivi per pedalare)


Friday, 11 April 2014

Giornate tipiche

Ciao a tutti!
Oggi ho deciso di dedicare il mio post alle mie giornate tipo in Italia e in Inghilterra e in Italia da "figlia che vive all'estero"
Partiamo dall'Italia:
Vengo svegliata da mia madre che parla con mio padre/mia sorella esattamente davanti la mia camera, vengo aggiornata su vita morte e miracoli di tutta la famiglia, cerco di riaddormentarmi, ci riesco MA vengo svegliata di nuovo, sempre da mia madre che urla contro i gatti che stanno cercando di scroccarle quale altro stuzzichino.
Decido di alzarmi, mi avvio verso la macchinetta del caffè. La metto su e, mentre aspetto si scaldi, accendo la tv (che è l'unica cosa che non mi dà fastidio la mattina). Arriva mia madre, pronta ad uscire. "Che fai oggi? Dove vai? Con chi vai? Sei a casa a pranzo? Sei a casa a cena? Sarai a casa il terzo weekend di maggio? Hai organizzato le vacanze estive del 2020?" Rispondo a monosillabi, cercando di farle notare che in 23 anni non ha capito che la mattina nessuno deve rivolgermi la parola prima del caffè. Sbuffa, esce. Io rimango seduta a fissare il vuoto, cercando di capire cosa abbia detto mia madre. Tiro fuori qualcosa da mangiare, due balene travestite da gatto saltano sul tavolo cercando una mazzetta di cibo. Gli do qualcosa per togliermeli di mezzo e cerco di fare colazione. Ci riesco, mi alzo e vado a lavarmi. Mi lavo, mi vesto, cerco di rendermi decente e decido di avviarmi verso l'università/la biblioteca, a seconda dei giorni.
Qui la descrizione si divide in due: l'università implica salire su un treno della fine degli anni '70 (quando ti va bene) che probabilmente mi porterà in centro in circa mezzora (se non ci sono furti di rame, scioperi, corse saltate, alieni, templari, illuminati, massoni ecc.). Lezione, due ore, caffè prima e dopo e poi di nuovo sul treno.
La biblioteca implica probabilmente spostare la macchina (perché siamo pigri), arrivare, trovare un posto, prendere un posto anche per qualche tuo amico che forse ti ha detto che viene, prendere un caffè, fumare una sigaretta, incontrare  un amico, prenderci un altro caffè e fumarci un'altra sigaretta.
tipiche foto fatte in biblioteca
Sedersi, salutare altri amici/persone che hai conosciuto andando tutti i giorni in biblioteca, dire di no al primo che ti chiede di andare a prendere un caffè, studiare 10 minuti, arriva la tua amica "pausa?" "pausa!", caffè, sigaretta, tornare a "studiare" dopo 40 minuti di chiacchiere (dobbiamo aggiornarci!).
tipico pomeriggio passato a giocare a "quel gioco dell'intesa vincente di Rai1" all'Elsa Morante di Ostia
 in qualche modo arriva l'ora di pranzo, vai a casa, mangi, esci e torni in biblioteca dove ricomincia il circolo dei caffè, sigarette, studio per tre minuti e via. Si fanno le cinque e mezza "andiamo a prendere un gelato/aperitivo" che fai dici di no? Ultima mezzora di studio, gelato/aperitivo, casa. Cena, famiglia, chiacchiere zero perché papà deve vedere il tg, mamma urla contro il politico di turno, papà le dice che parla a voce troppo alta, mamma gli risponde che è abituata ai suoi studenti, cerco di prenderla in giro, papà mi zittisce, caffè, dolcetto e in camera. Facebook, cazzeggio, realtime, ninne.
E così per 365 lunghissimi giorni, o 366 se è bisestile.
Inghilterra:
Vengo svegliata dalla sveglia, che viene rigorosamente spenta almeno tre volte. Mi alzo, vado in cucina cercando di non inciampare sulle scale (o sul gatto per le scale), mi faccio un sano caffè ovviamente italiano, mangio qualcosa (tipo cereali e latte insapore... hmmmm, buono!), mi lavo, esco per andare all'università. Cammino fino alla stazione, tempo di attesa medio 3 minuti, prendo un treno, solitamente stracolmo la mattina, arrivo al centro di Londra, seguo la mia bella lezione, torno a casa, mangio, vado a lavorare. Passo un pomeriggio a convincere due bambine che, a 23 anni, se dico loro di non fare una cosa lo dico perché l'ho provata e so che fa male. Finisco di lavorare, esco con qualche amica, bevo qualche birra, torno a casa, ceno, dormo.
E questo più o meno tutti i giorni della settimana. Con il bel tempo, nel weekend, approfitto dei parchi londinesi per passeggiare e "prendere il sole" (cosa che non funziona mai perché sono tremendamente grigia da quando sono qui). Ah, e ogni tanto gioco a pallavolo, ma questa è un'altra storia.
Italia in vacanza:
Vengo svegliata, sempre e comunque, dal tono di voce spropositato che caratterizza i miei familiari. Mi alzo, vado in cucina "Mari, non ti preoccupare, ti faccio io il caffè" *partono i cori angelici*, mi siedo, le balene travestite da gatto cercano sempre di scroccarmi del cibo, ma questa volta mi fa piacere visto che sono mesi che non li vedo. Mangio, mi lavo e, non dovendo fare NULLA, organizzo di vedermi con qualcuno. Roma, in vacanza, è bella. Persino prendere il trenino non è poi così tremendo. Telefonata con mamma "ma' non torno a casa a pranzo, sto da *inserire nome di amico a caso*" "non ti preoccupare, cucciola preferita della tua mamma. Stasera però ci sei? Sto facendo la spesa. Pensavo di fare la pizza, la lasagna, i fiori di zucca, la polenta" "ah mà, fanno 40 gradi e tu vuoi fa' la polenta?" "beh, sì, so quanto ti piace. Quest'inverno non te la sei potuta godere" "sì ma stamo a giugno!" "vabbè, dai allora faccio solo la pizza. Invita Elena"
Invitare qualche amico a cena implica che la quantità di pizza si trasformi da "sfamare 6 persone" a "sfamare tutto il vicinato".
Questa scena si ripete più o meno per tutta la durata del mio soggiorno in Italia, tanto che quei pochi grammi/etti buttati giù qui non solo vengono ripresi ma vengono anche accompagnati da simpatici kili di "mammaItalia". E nonostante tornare sia sempre un trauma, nonostante per tutta la durata del soggiorno io non pensi ad altro che a tornare a Londra, quando poi veramente lo faccio la "presa a male" è potente. Perché, come già ho detto, io sono la meno patriottica degli italiani, sono la meno italiana degli italiani, ma casa è casa e l'atmosfera che il luogo che ti ha cresciuto contiene e sempre possiederà è un insieme di odori, profumi, luoghi e persone che sono legate indissolubilmente a chi sei e chi sarai. E se sono qui ora è anche grazie a loro. Mi hanno insegnato che non è importante dove, ma con chi; che non importa quante volte si cada, c'è sempre un modo per rimettersi in piedi; che certe volte la cura migliore per un cuore infranto è stare a casa a guardare la televisione mangiando popcorn; che anche Ostia può essere divertente; che ogni tanto bisogna prendersi una pausa da se stessi e dalla vita; che è bello fissare il mare in silenzio; che non importa quanti chilometri vi separino, chi conta rimane; che chi, invece, non rimane forse non ti ha mai meritato; che non sei mai troppo in ritardo per ricrederti sulle persone e che il mondo fuori è così bello proprio perché c'è un posto sicuro che tu puoi chiamare casa dove, qualsiasi cosa accada, ci sarà sempre almeno un paio di braccia aperte ad aspettarti.

Monday, 7 April 2014

Postumi di Madrid/Madridover

ITA
Questo weekend ho finalmente abbandonato il Regno Unito (primo viaggio dopo Natale) per concedermi un weekend a Madrid, dove vive un mio amico.
Dopo due giorni di sole e mediterraneità, sono tornata ieri sera nella pioggia e il grigiume di Londra.
Ho amato il mio soggiorno a Madrid, sono stata bene: bel tempo, bella città e bella gente. Più, ovviamente la chance di rivedere un amico.
Forse, però, il ritorno lo aspettavo diverso. A parte il fatto che la carenza di sonno e lo sbalzo di temperatura mi ha ridotta allo stare sdraiata sul letto alle sette e un quarto, chiedendomi perché mia madre sia in Marocco e non qui a darmi delle medicine e a chiedermi ogni cinque minuti "come stai cucciola? Vuoi che ti prepari qualcosa?", e a misurarmi la febbre sperando che sia tutta un'impressione, volevo condividere i miei pensieri sulla mia breve esperienza spagnola.
Tanto per cominciare, non appena sono riuscita a salire sul mio volo Ryanair delle 6.30 (di mattina, eh) mi sono ritrovata accanto una ragazza spagnola che, sedendosi, ha detto "por fin!". Ho riso e subito abbiamo scambiato due chiacchiere (lei in spagnolo fluente, io inventavo due frasi in croce), mi ha offerto un biscotto. Ha offerto un biscotto a una perfetta sconosciuta tanto matta da prenotare un volo Ryanair alle 6.30 di mattina per andare in SPAGNA.
Comunque, mi addormento dopo un po', ignorando le galline in viaggio per un addio al nubilato. Arrivo a Madrid, sto morendo di sonno. Riesco a prendere la metro(perché Madrid è una città civile con la metro in aeroporto), arrivo in ostello e muoio.
Vado a pranzo da Alessio, attorno alle 4 si mangia e a me non sembra strano. Passiamo il pomeriggio a "siestare" sul divano e poi andiamo a fare un "aperitivo" con una birra a OTTANTA CENTESIMI. Bar pieni, cervecerie piene. Andiamo a cena in un luogo con cibo a oltranza e drink per 5 euro. Mi sento stanca ma felice. Vado a dormire.
Mi sveglio con calma, giro per Madrid, sveglio Alessio che è pigro e mi butto al sole aspettandolo. MI ABBRONZO. Sono felice. Andiamo a mangiare, inizia a piovere. Ale incolpa me perché ovviamente io sono l'inglese che porta la pioggia. Ci buttiamo in un parco quando finisce, torniamo a casa, mi intrometto nell'organizzazione del loro viaggio per la settimana santa, usciamo. Beviamo. Entriamo in un locale alle tre e mezza circa, ne esco alle cinque e mezza. Non sono neanche stanca ma penso al checkout del giorno dopo. Torno in ostello con un taxi economicissimo e mi metto a dormire, mi sveglio alle 10 distrutta. Vado da Alessio, poggio la valigia e ci godiamo il sole spagnolo (un po' rincoglioniti). Vado in aeroporto, torno a Londra, mi attraverso tutta Londra con il terravision, torno a casa. Mi sveglio distrutta e mezza influenzata, faccio la spesa, mangio, vado a lavoro e torno qui, davanti al computer.
Sono un po' abbattuta da questa mattina. Questo viaggio mi ha fatto capire quanto veramente, ogni tanto, mi manchi quell'aria di casa che invece ho trovato a Madrid. Quell'opportunità di camminare sotto il sole a maniche corte e sentire la pelle abbrustolirsi.

In questo preciso istante, mentre schiaccio i tasti del mio pc, fuori piove. Io ho la gola arrossata e il mal di testa, un essay da scrivere, uno da rivedere e un esame da preparare.
Mi sono ritrovata a dubitare di me e delle mie scelte più e più volte, ultimamente e mi sono ritrovata apensare che la ruota giri sempre e solo per gli altri, che magari fanno di più per meritarselo.
Probabilmente questa è solo una fase che passerà presto ma  "in giorni così il meglio che si possa sperare è di aver imparato qualcosa, qualunque cosa. Anche di poco conto, anche solo a prendersi il tempo per sdraiarsi sul prato e pensare a tutte le cose che devi ancora fare" (Scrubs, 1x04)
ENG
Last weekend I finally left the UK for the first time since Christmas. I went to Madrid, where a friend of mine lives.
After these two days of Mediterranea-ness, yesterday I came back to the grey-ty of London and to its rain.
I really enjoyed my stay in Madrid, I felt great: nice weather, nice city and nice people. And, of course, I got the chance to see an old friend.
However, maybe, I was expecting my return to be different. Notwithstanding the lack of sleep and the difference in the weather that reduced me semi-dead on my bed at 7.15 pm wondering why my mom is in Morocco instead of being here giving me medicinces and asking how I feel every other minute, forcing myself to believe that the temperature on the thermometer is just an odd number, I wanted to share my thoughts about my Spanish Experience. (which I called Madridover, as I'm in hangover for it)
For starters, as soon as I got on my 6.30 A.M. Ryanair flight I found myself next to a really nice Spanish girl who, as soo as she sat down, said "por fin!" (FINALLY!). I laughed and said she was right, we spoke a bit. She, in a wonderful and fluent Spanish (being native XD) and I in a wonderful invented mix of Spanish and Italian. (and gestures), she offered me a biscuit. She offered a biscuit to a complete stranger who was so mad to book a 6.30 am Ryanair flight to go to SPAIN.
Anyway, I fall hard asleep, ignoring the British hens laughing all the time, being excited for the hen party of one of them. I get to Madrid, I'm literally dying for my lack of sleep. I take the metro (cause Madrid is a civilized city and has the metro in the airport) I get to my hostel and die.
I have lunch at Ale's,at 4-ish pm and I don't feel weird. We spend our afternoon "siesting" on his sofa and then we go to get a beer for EIGHTY CENTS. Pubs and restaurants are packed, we have dinner in a place with allyoucaneat buffet and drink for 5 euros. I feel tired but happy, I go to bed.
I wake up, I go round Madrid, I wake up Ale who is still sleeping and I wait for him in the sun. I GET TANNED. I am happy. We go eating (4.30 pm) and it starts raining. He blames me and my "Britishness". When it's over, we go to a park. We go home, I am nosey and I have my say on their holy week trip. (not sure holy week exists in English, but it's the week before Easter)
We go out, we go drinking, we go clubbing at 3.30, I get out of there at 5.40 not tired but thinking of the checkout for next day. I take a cheap taxi home, I go to bed, I wake up at 10, I'm dead. I go to Ale's, I leave my baggage there, we go (sleepy) to enjoy the Spanish sun. I go to the airport, I get to London, I go through it with my late terravision bus, I get home.I wake up sleepy, with some kind of flu, I go to the supermarket, I eat, I work, I get home again and now I'm here.
I have been quite dejected since this morning. This trip made me understand that, sometimes, I really need to feel home, as it happened in Madrid. The feeling of walking under the sun, with a t-shirt and feeling your arms getting sunburnt.
In this exact moment, while I type on mycomputer, it's raining here. I have a sore throat and headache, one essay to write and one to polish, one exam to prepare.

I found myself doubting about me and my choices and, lately, I have been thinking that fortune goes around just for others, maybe they are more worthy than me.
Probably, this is just temporary but "And on days like that, I guess the best you can hope for is that you took something from it. Anything... anything at all. Even if it's just taking the time to lie in the grass and think about all the things you still have left to do." (scrubs s01e04)


Thursday, 27 March 2014

UK Driving


Buongiorno, mie cari follouerz.
Oggi parlerò di una cosa tanto cara a noi italiani: guidare.
A Roma guidare è un must, soprattutto grazie alla nostra impresa di trasporti pubblici che, con uno sciopero ogni settimana, obbliga i lavoratori/studenti romani ad ingegnarsi con carpool o semplicemente con effigi di santi che li aiutino a raggiungere l'uficio/l'università.
Guidare a Roma è stressante, caotico, senza alcun limite o regolazione. I pedoni attraversano dove gli pare, i segnali di "stop" sono solo suggerimenti e le precedenze sono alla "chi la dura la vince". L'italiano medio, della mia età, è un coatto che, al semaforo, si sente parte della serie "need for speed" e sgasa per farti capire che è lui il padrone della strada. Se, poi, come ho fatto io una volta, riuscite a fregarlo in partenza, lui vi supererà sprecando mezzo serbatoio sfrecciando sul cavalcavia di Ostia, sicuramente pensando "non mi farò mai battere da una donna".
Sì, guidare in Italia è un po' come stare in formula1. Mio padre, ad esempio, dall'alto dei suoi 60 anni continua a guidare come fosse un diciottenne, infondendo panico nel resto della famiglia, gatti compresi e riuscendo a farmi pregare qualsiasi divintà di arrivare alla fine del viaggio sana e salva.
Gli utenti della strada, in Italia, sono scorbutici, nervosi e impazienti (anche io ammetto di aver urlato contro qualche vecchietto lumacone); in autostrada i limiti sono per i perdenti, gli autovelox sono messi lì dalle "guardie infami che vogliono fare soldi sui poveri cittadini" (ok, ok. Il velox di Fiumicino è 'na cazzata di dimensioni colossali. E' vero), le code possono essere facilmente evitate passando sulla corsia d'emergenza. Inoltre le autostrade italiane, mantenute più o meno come le strade del centro di Roma, sono costosissime. La cara A24 che collega Roma a L'Aquila è tutt'altro che economica e tutt'altro che tenuta bene e con aree di servizio ogni morte di papa.
Vogliamo parlare dei parcheggi? La gente spesso mi chiede se la pratica della "doppia fila" esiste realmente. Io rispondo che spesso c'è la "doppia fila" alla "doppia fila".
Nel Regno Unito, comunque, la situazione è diversa. Non che sia assolutamente migliore, eh.
Guidare a Londra penso possa facilmente uccidere una persona. La quantità di macchine è sicuramente, facendo le giuste proporzioni, minore rispetto a quella di Roma, ma è probabilmente egualmente stressante possederne una.
In centro non esistono parcheggi gratuiti e quelli a pagamento non sono a prezzi abbordabili. Quindi, chi va a lavoro in macchina è colui che è così ricco da potersi permettere uno chauffeur.
Le strade in città sono, sicuramente, tenute meglio rispetto a quelle delle città italiane, ma le autostrade sono progettate da un cane.
Come tutti sappiamo, l'Inghilterra è un paese molto piovoso, quindi uno  ci si aspetterebbe un'autostrada con asfalto idrorepellente... e invece no! Ricordo ancora il viaggio tra Londra e Stonehenge sotto il diluvio su una strada che ricordava il GP di Silverstone con tutte le macchine che alzavano una montagna d'acqua.
Inoltre, guidare qui non è proprio facile per noi. Cominciamo dal fatto che loro guidano dalla parte SBAGLIATA (che loro continuano a credere sia quella giusta. Giustamente, è il 99% del mondo che è sbagliato), continuiamo poi col dire che la benzina è più economica che in Italia ma comunque non è che te la tirino dietro, aggiungiamo poi il fatto che devi pagare annualmente per il parcheggio davanti casa (o nella zona dove abiti) passando poi per tutte le altre spese come bollo, assicurazione ecc. per giungere infine alla tassa di inquinamento che fanno pagare a chiunque voglia attraversare il centro in macchina.
La soluzione? Comprare una bici. Qui tutti vanno in bici: adulti, ragazzi, bambini. Le famiglie hanno addirittura la bici con un "porta bimbi" davanti.
Certo, però, che devi sperare che quelle quattro macchine che girano non ti mettano sotto.